Poetica e metafora

La decostruzione semantica dei soggetti e degli oggetti è il processo che genera ideologicamente i miei lavori. La catarsi è poi il fine ultimo di questa operazione ermeneutica. Quando ho di fronte un soggetto umano, compio un’opera di spoliazione dei suoi attributi culturali, lo privo del contesto, lo isolo nella sua nuda umanità. I frammenti identificativi vengono obliati nell’oscurità. Ciò che resta è un volto puro, un oggetto puro, ricostruito nella sua estrema essenzialità, libero da artifici storicizzati. Nei miei lavori infatti non si racconta nulla, l’operazione simbolica si sposta piuttosto su un versante intimistico, più vicino all’analisi psichica che alla rappresentazione, essi suggeriscono un percorso, invitano alla penetrazione del vuoto e del silenzio che avvolge i soggetti figurati. Ecco la differenza dunque: l’interpretazione diventa opera introspettiva del fruitore e non proposizione di un atto tecnico autoreferenziale. Io non medio sensi o storie, non racconto. Semplicemente mostro un mediatore di significanti. Un tramite tra l’osservatore e il proprio Sé. Sempre riemerge il concetto della “poetica” e il parallelismo tra il processo metaforico della costruzione del senso nella poesia e il modello che seguo nel costruire i miei soggetti. I miei lavori non raccontano un significato, ma, come una poesia, suggeriscono un senso attraverso il “rinvio”. E come una poesia nasconde mille significati oltre le semplici parole, così i miei quadri rimandano, nascondono infiniti sensi nella polisemia dell’oscurità, riempita dagli infiniti significati immessi dall’osservatore. L’oscurità nasconde quindi il “vero senso” di quei volti o di quegli oggetti. Al fruitore il compito di scoprirlo tramite le proprie categorie allegoriche. Smontare quindi un soggetto per farlo “ricostruire” dal fruitore, con il fine della “liberazione di senso”, è il fine. Il fruitore annega la sua storia e le sue emozioni nell’oscurità, attratto da occhi ammalianti o da forme suadenti. Dall’oscurità infine vengono rimandate le medesime emozioni, a volte depurate, liberate. Una catarsi appunto.