Ombra Luce Silenzio
Intervista a Lamberto Melina Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta il processo di frammentazione che nella società aveva iniziato a disgregare la sensibilità sociale e politica delle masse, penetra coerentemente e profondamente anche nella produzione iconografica. ln quel periodo pionieristico nascono molti mondi ideologicamente paralleli e altrettanti linguaggi alternativi atti a descriverli che, se da una parte producevano un ambiente culturale intellettualmente fecondo, d’altra parte conducevano il concettualismo degli anni Settanta ad un percorso senza ritorno, a quelle “sabbie mobili” che, contestualmente, faceva affermare a Giulio Carlo Argan il rischio di una paventata “morte dell’arte”. Il delirio semantico e l’allontanamento progressivo da una prassi poetica dell’atto artistico, di derivazione classica, in favore di una razionalizzazione prosaica e avanguardista, faceva così propria, ottant’anni dopo, l’ideologia globale del Futurismo: l’arte esce nel mondo in modo casuale e sorprendente, portando alle estreme conseguenze il pensiero che fu di Duchamp, dalla sua “fontana” del 1917: l’opera d’arte non è ciò che si offre alla contemplazione, ma risiede nell’idea dell’artista, per provocare e stupire. E proprio provocazione e stupore sono guida e precetto per gli artisti dell’ultimo trentennio, ma anche e soprattutto la loro gabbia dogmatica. L’estrema conseguenza degli sperimentalismi di quegli anni, come la Land art o la Narrative Art, sino a giungere ai giorni nostri con la Bio Art, è stato ed è lo sconfinamento dell’arte verso pratiche pseudoscientifiche che corrispondono piuttosto ad una comunicazione che ad una