TIRATURA/EDITION: 88
TIPO DI SUPPORTO/TYPE OF SUBSTRATE: Hahnemühle Hemp paper – 60% hemp – 40% cotton
DIMENSIONE/SIZE: 50×90
TECNICA/TECHNIQUE: Fine art pigment prints
DATA E LUOGO DI REALIZZAZIONE/DATE AND PLACE OF CREATION: Brescia, january 2024
PRINTER: Gusmeri Fine Art – Brescia – Italy
L’opera viene fornita con cornice in legno di tiglio (spessore 2,5×2,5 cm), dipinta di nero. È firmata sul retro dall’autore e viene fornita completa di garanzia, sempre firmata dall’artista e incollata sul retro della stampa.
The work comes with linden wood frame (2.5×2.5 cm thick), painted black. It is signed on the back by the author and comes complete with a warranty, also signed by the artist and pasted on the back of the print.
I TEMI DELL’OPERA
Basterebbe che ognuno di noi volesse comprendere solo una piccola frazione del significato del fenomeno dell’entanglement (intreccio) per cambiare radicalmente la percezione della propria vita. Per me, quando lo scoprii, alcuni anni fa, fu un cataclisma, che sconvolse tutte le mie più profonde convinzioni e certezze sulla realtà, sia essa fisica, emotiva o spirituale. Per avvicinarci a questo incredibile fenomeno dobbiamo, come spesso accade nei commenti alle mie opere, andare alle sue origini scientifiche, all’”esperimento EPR” dal nome dei suoi tre esecutori Einstein (ebbene sì ancora lui), Podolsky e Rosen. Semplificando all’estremo, l’esperimento consisteva nel prendere due particelle elementari che per qualche ragione avevano interagito tra loro, separarle e osservare cosa succede quando si interagisce con una di loro. La cosa incredibile è che una operazione di misura, per esempio dello spin, praticata su una delle due particelle influenzava istantaneamente l’altra, indipendentemente dalla distanza. Nessun lasso temporale. La cosa indispettì molto Einstein che definì la situazione una anomalia in quanto, se vera, creava grosse difficoltà alla sua teoria della relatività che si fondava sul limite invalicabile della velocità della luce che implicitamente escludeva qualsiasi possibile comunicazione superluminale. Le due particelle infatti comunicavano tra loro istantaneamente, senza nessuno spazio temporale. Questo esperimento fu accantonato da Einstein, ma divenne in seguito uno dei punti forti delle teorie quantistiche, insieme all’esperimento della doppia fenditura. L’esperimento fu ripetuto innumerevoli volte fino alla definitiva prova del 1997 quando il fisico Nicolas Gisin riuscì a far reagire istantaneamente due fotoni entangled a ben 11 km di distanza. Da allora molti scienziati, fisici, biologi, psicologi, hanno scandagliato questo fenomeno, solo in apparenza innocuo, con conclusioni intriganti. Sommariamente la conclusione “madre” è questa (anche se a volte ambiguamente dimostrata sperimentalmente): se due o più particelle elementari, entrate in stretto contatto e poi allontanate, agiscono in sincrono, nulla vieta di pensare che lo stesso avvenga a livello macroscopico. In fondo cosa sono le molecole se non un agglomerato di particelle elementari? E cosa sono i corpi se non un agglomerato di molecole? Ovviamente dobbiamo pensare le intensità di queste interazioni sempre più lievi man mano che i corpi diventano grandi, ma mai nulle e soprattutto dobbiamo pensare a queste azioni elettrodeboli non come delle forze fisiche, bensì come “influenze”, come dei flussi che spostano il nostro sguardo, influenzano l’attività dei nostri neuroni, delle nostre ghiandole endocrine, della nostra disposizione psichica e spirituale. Questo legame a livello inconscio è stato più volte dimostrato sperimentalmente (anche se mai spiegato scientificamente), per esempio scegliendo delle coppie molto legate e facendo fare delle esperienze forti a uno dei due componenti; istantaneamente si vedevano delle forti reazioni nell’EEG dell’altro distante anche chilometri. Ma ci sono dei fatti che sono ancor più macroscopici per i quali le risposte sono ancora là da venire: per esempio due ore prima degli attentati alle torri gemelle di New York c’è stato, senza un apparente motivo, un enorme innalzamento dell’emotività generale (testimoniato da vari fattori, come i toni delle mail e degli sms) nella popolazione newyorkese, come se presagisse l’evento catastrofico. Questo fatto, che sembra ripetersi in fatti particolarmente clamorosi, ci può suggerire alcune cose: non solo l’entanglement è evidente a livello macroscopico e collega attraverso una sorta di inconscio collettivo una comunità coesa, ma sembra addirittura che trascenda l’aspetto temporale. Tralasciando quest’ultimo fatto, che spiazza di certo il nostro intelletto 3D e apre vertiginosi campi di indagine, pensare che le teorie junghiane sull’inconscio collettivo e sugli archetipi siano reali e sperimentalmente constatabili è molto affascinante. Non solo quindi la scienza ci dice che tra due o più persone si creano dei legami evidenti anche se ancora non spiegabili razionalmente, ma questi legami sono anche diffusi tra ampie fasce della popolazione e le fanno fluttuare come un solo organismo. Al di là delle potenzialmente pericolose conseguenze di tale situazione (si pensi al potere di persuasione che potrebbe avere chi riuscisse a creare e a controllare queste fluttuazioni), resta il fatto incontrovertibile di un legame tra gli esseri umani, di una comunione di intenti emozionale nelle comunità territoriali, e possiamo pensare oltre, immaginando delle influenze tra territori adiacenti, tra regioni e stati coerenti, fino a immaginare un legame planetario, una sorta di disposizione di spirito dell’intera umanità, composta dalle fluttuazioni interagenti delle diverse popolazioni. Certo, nulla è ancora dimostrato, ma molte ricerche stanno confluendo su queste conclusioni, uno su tutti il biologo Rupert Sheldrake e la sua teoria sui “campi morfici”. Ma quello che a me interessa è il fascino dell’ipotesi che suggerisce vie e pensieri che scompigliano le convinzioni usuali. La mia opera vuole accendere questo fascino: leggiamola quindi. La figura umana cerca la nostra attenzione per indicarci un intreccio di ramoscelli. Ora sappiamo che quell’intreccio invita a pensare all’entanglement quantistico. Ma, anche se non cogliamo questo legame, per mancanza di informazione, cultura o frequentazione, nessun problema: ci sono gli archetipi che, insiti in ognuno di noi (e a nostra insaputa, in modo innato) guidano il nostro giudizio e “conoscono” quello che i nostri occhi vedono. La nostra coscienza profonda “sa” che esiste un legame non locale con gli altri esseri umani e invita la coscienza superficiale a prenderne atto.
L’opera però parla anche di altro: della Peh. La peh è una lettera dell’alfabeto ebraico antico che ha la caratteristica di attribuire dei significati simbolici ad ogni segno. Le lettere quindi non hanno una semplice funzione fonetica come nell’alfabeto latino, ma rimandano sempre ad un racconto mitologico o coscienziale. Nel nostro caso la peh, che ha una forma simile ad un 9, rimanda alla funzione del parlare e del cantare nel senso dello spandere, diffondere e quindi ingrandire gli orizzonti.
Il significato profondo dell’opera è quindi: per bruciare la vita nel suo più alto splendore è necessario praticare l’uso creativo e positivo della parola perchè essa andrà a far parte di tutte le parole che nel nostro contesto sociale determinano la nostra realtà e il nostro futuro. La coscienza collettiva è generata in questo modo. Il destino di tutti noi si forgia così. Nessun alibi dunque, nessun potere oscuro può dominarci se tutte le coscienze o una parte consistente di esse agiscono e risuonano positivamente. Il nostro futuro è nella nostra voce, nelle nostre mani e nei nostri occhi.
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