COMMENTI ALLE OPERE

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Humana CCCIII-mandala - 40x80 - 2016

Questa opera si inserisce nel filone delle opere che descrivono e invitano. Ovvero utilizzano il volto piacevole e invitante della figura umana per catturare l'attenzione e parlare alle coscienze che guardano (perché per me ogni opera d'arte è generata da una coscienza per parlare ad altre coscienze, mai a cervelli) di un tema specifico. In questo caso il concetto mediato è il “mandala”. Cosa è un mandala? Difficile comprenderlo per noi occidentali. Possiamo pensare di intuirne i fondamenti pensando alla costruzione dell'universo. L'intero cosmo segue principi di purezza di forme e di modalità di sviluppo. Dalle galassie al microorganismo ogni struttura è regolata da funzioni perfette, da geometrie perfette, da regole matematiche perfette. Impossibile l'errore in una legge fisica. Se ne troviamo una è per una carenza della nostra comprensione. Tutto nell'universo è perfetto. La trasposizione iconografica di questa perfezione è la purezza delle forme geometriche. Questa intuizione l'ebbero tutte le culture passate, da quelle preistoriche (vedasi per esempio Stonehenge), a quella greca 2000 anni orsono, a quella islamica e cristiana, a quelle orientali. Ogni cultura percepiva la presenza di un disegno superiore che governava ogni cosa, ogni vita, ogni bellezza. E provavano a rappresentarla. I mandala si inseriscono in queste “prove” di rappresentazione della bellezza del creato. E anche se noi quando pensiamo a queste forme spesso ci riferiamo all'oriente, ai monaci buddisti, ai tibetani, mandala sono stati disegnati da tutte le culture. Mandala sono i rosoni delle nostre cattedrali, i decori circolari delle moschee e delle loro cupole, i calendari Maia, i disegni rituali Hopi, ecc.

Ma perché gli uomini creano mandala? Per rappresentare simbolicamente l'apparente magia costruttiva dell'universo. Quindi averne percezione e coscienza, sentirsi uniti a questa bellezza costruttiva e partecipi in sostanza della meraviglia della creazione. Creare un mandala quindi a livello percettivo e spirituale significa affiancarsi al divino nella via della creazione dell'universo, è sentire l'alito creativo sfiorare la tua anima.

Nell'opera la figura umana ha impresso sulla fronte un mandala. Il significato di questo è “vivi la tua vita avendo coscienza della bellezza che ti circonda”. La ragione con tutte le sue distrazioni e i suoi molteplici ego si pone spesso di traverso e impedisce di cogliere tutta la bellezza che ci circonda. Avvolgere la nostra mente (testa) con una rappresentazione di un mandala (un fiore della vita liberamente interpretato in questo caso) aiuta a liberarci dalle distrazioni mondane e ci riporta alla bellezza primigenia e infine alla gioia più pura nell'ammirazione. Il risultato può essere simboleggiato dal drappo che fugge in alto in modo rettilineo. Una linea rettilinea verticale simboleggia, nella formulazione archetipica dei simboli di cui ho scritto in precedenza, armonia e eliminazione delle interferenze. E' un invito. Avvicinarsi alla perfezione rappresentando, costruendo, colorando un mandala, purifica lo spirito e ci ricentra su noi stessi. Il risultato è come spesso accade nei miei lavori, il suggerimento all'unione delle due parti in antitesi della nostra realtà più intima (ragione e percezione), rappresentato dall'anello decorato con due spirali contrapposte, che stringe e suggella l'armonia raggiunta.

Clcca per ingrandire l'opera

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Humana CCCIV-Verbum dei - 40x80 - 2016

“In principio era il Verbo”. Così inizia la Bibbia. Mai espressione fu più (volutamente) fraintesa e da sempre interpretata alla lettera, personificando la divinità. In realtà il piano da cui dovremmo guardare questa frase è più sottile e profondo, cominciando col pensare cosa significhi verbalizzare. Per proferire parola noi dobbiamo far uscire aria dai nostri polmoni e far vibrare le corde vocali. La vibrazione genera il suono. E qui sta il centro della questione: verbo e vibrazione hanno la medesima radice etimologica. Il significato di quella frase primigenia sta quindi nell'evocazione di un moto vibratorio, nel fatto che all'inizio dei tempi, qualcosa o qualcuno ha generato una vibrazione che ha dato il via al nostro universo. Lettere e parole sono quindi molto più che semplici strumenti utili per la comunicazione, in quanto sono caricati dalla 'forza' elementare che ha fatto vivere l'intero insieme delle cose esistenti. Senza vibrazione nulla esiste, tutto vibra; se non vibra, non è. Nella mia opera la figura umana volge la schiena ad un simbolo vocale o letterale e vibratile molto importante: una Y. In moltissime tradizioni esoteriche, religiose, misteriche e alchemiche la Y ha svariati significati e potenti poteri subliminali. Ma il significato metaforico che a me interessa e che viene percepito dalla mente primitiva di ogni essere umano è il concetto di “trasformazione”: da due l'uno e viceversa. Due vibrazioni diventano o sono una. Una vibrazione o verbo sono due. E' la simbologia dell'essere umano, del suo dualismo creativo, maschile/femminile, razionale/emotivo, associativo/percettivo, simpatico/parasimpatico. Solo l'unione armonica delle due parti, delle due vibrazioni genera l'essere umano perfetto. L'ignoranza (simboleggiata da chiodi rugginosi, manifestazione dei malintesi creati dall'ego, conficcati nella meravigliosa vibrazione dell'unità ) che attanaglia noi umani su questa evidente realtà e che ci fa voltare la schiena alla verità, conduce allo sfacelo morale ed etico dei nostri tempi.

E poi un corvo. Il corvo è un simbolo molto controverso, rappresenta il lato solare che indica lunga vita, il portatore di preveggenza, mentre dall'altro è anche simbolicamente il portatore di guerre e morte oltre che di sventure. Forse hanno ragione i popoli subartici che vedono il corvo come simbolo di metamorfosi. Fuoriesce dal copricapo vigile e sospettoso. Nella sua apparentemente insignificante presenza, sta tutta la forza meravigliosamente contraddittoria della natura umana, tutto il suo potere scaturente dalla lotta eterna tra luce e ombra, bene e male, divino e diabolico. Il corvo è quindi una via d'uscita, viatico per quella metamorfosi continua che è sola speranza per noi. Cambiare, mutare è la sola via per togliere quei chiodi. E se la testa del corvo fuoriesce dalla parte sinistra della testa della figura umana, è sicuro che i suoi piedi sono ben saldi nella parte destra.